Cos’è dunque il counseling e cosa fa un counselor?
Cominciamo a dire cosa non fa il counselor: il counselor non dà risposte, non fornisce soluzioni e, a dispetto di quel che il termine potrebbe suggerire, non fornisce nemmeno consigli.
Cosa fa, dunque, un counselor?
Il counseling ha molto a che fare con il porre domande potenzianti, domande alle quali sarà il cliente a dare le proprie risposte. Il counselor accompagna per un tratto di strada il cliente, sostenendolo nel guardare da prospettive diverse la tematica presentata, facilitando nel cliente stesso il contatto con risorse interiori fino a quel momento forse poco sviluppate e, in un certo senso, sopite.
È un viaggio di potenziamento di cui la persona è pienamente protagonista e di cui la persona ha responsabilità. I percorsi di counseling possono avere indirizzi diversi. Per indirizzo si intende il metodo cui si ispira il counseling. Il counseling che propongo io è un counseling a indirizzo Voice Dialogue (Dialogo delle Voci).
L’ambito è quello della relazione d’aiuto.
Perché intraprendere un viaggio di questo tipo?
- per imparare a elaborare e gestire le emozioni
- per vivere meglio una situazione conflittuale
- per migliorare la relazione con se stessi e con gli altri
- per imparare ad ascoltarsi e ad ascoltare
- per aumentare la propria autostima
- per imparare a scegliere anziché reagire
- per imparare a rispettare ogni aspetto della propria personalità
- per attingere a nuove risorse interiori
Il counseling non è una terapia e non opera una ristrutturazione profonda della personalità.
” Se una persona si trova in difficoltà, il modo migliore per aiutarla non è quello di dirle esplicitamente cosa fare, quanto piuttosto di indirizzarla a comprendere la situazione e a gestire il problema facendole prendere, da sola e pienamente, la responsabilità delle proprie scelte e decisioni. Gli individui hanno in se stessi ampie risorse per auto-comprendersi e per modificare il loro concetto di sé.”
(Carl Rogers)